Ti ritrovi a pensare che tornare a casa sarebbe così facile.
La casa incantata, le amiche di una vita, i genitori, gli zii d'elezione, i complimenti per come sei diventata, i ramasin, il sansimone, il posto dove hai trascorso le estati della tua adolescenza, il nazista, i gatti, i bambini, i portici che puoi camminare anche se c'è la pioggia.
Lasciare questa città difficile, i rapporti complessi, la difficoltà di fare tutto da sola, i nervosi alla bocca dello stomaco, la mancanza dei vizi, il caldo vero e appiccicoso, i traslochi, i compromessi.
Ma poi.
Poi pensi che casa ormai è uno stato mentale.
E' vacanza e che forse non appartieni più a nessun mondo e senti la nostalgia per qualcosa che non c'è.
Io dovrei imparare a tacere.
Non più tardi del 27 aprile blateravo sull'elogio della fuga e dopo due mesi, una casa, trovata e troppe albe viste mi trovo impelagata in una situazione che non volevo, non cercavo e di cui non sentivo la mancanza.
Mia cugina mi ha dato una botta in testa e ha ricominciato a uscire al mio posto, ed è sempre più scriteriata.
E non importa che nel frattempo ci siano risate, musica, vodka, luci, colori, panini a ore improbabili, chiacchiere in libertà e silenzi densi.
C'è troppa inquietudine in giro e non la so e non la voglio gestire.
E poi ci sono ritorni (No, non il RItorno con la R maiuscola, non ci mancherebbe altro), altre sorprese e delusioni e illusioni e conferme.
E giugno è il solito mese strano e delirante: le scrosciate di pioggia al pomeriggio, i fochi, la notte bianca, il profumo del giugno fiorentino, ch ti fa male dentro tanto è intenso.
E le date che ritornano.
E i pensieri.
Ho bisogno di casa.
Ieri sera giocavo a fare la piccola fiammiferaia e quando mi chiedevano come va rispondevo (con un sorriso coraggioso velato di tristezza): Bene, ma mi hanno sbattuta fuori di casa.
Fa molto ragazza interrotta, me ne rendo conto.
Lo sfratto, la prospettiva di trovarmi in mezzo alla strada circondata dalle mie scatole di scarpe.
Non è una bella immagine.
In realtà la padrona di casa mi ha detto che posso prendermi tutto il tempo che voglio, ma la sensazione è stata quella che da questo momento in poi sono ospite in casa mia anche se pago (profumatamente tra l'altro) un affitto.
Razionalmente so che la situazione è assolutamente tranquilla e gestibile; ho tempo per trovarmi un'altra tana, un nuovo guscio in ui rifugiarmi.
Se posso cercherò di eviare coabitazioni, ma chi lo sa cosa ci riserva il futuro...
Voglio un posto piccolo e carino.
E lo spazio per un gatto.
Pareti colorate e un bagno con la finestra (sarebbe veramente il salto di qualità).
Ora però mi sembra di assistere alla fine d un'epoca; l'epoca delle due case con la corte (anche se da quando è arrivata psicovicinacrucca con cagnaccioisterico l'aria da sit-com un po' si è persa, se non del tutto); in fondo 4 anni e mezzo sono tanti.
Son stati anni belli, intensi, a volte tristi.
In quella casa ho riso, panto, cucinato, ballato, cantato, fatto l'amore, accolto le amiche, chiacchierato fino a tarda notte.
Il tavolo della cucina se potesse scrivere tutto quello che ha sentito, scriverenbbe un best seller di chick-lit tragicomica.
Immagini sparse:
Il muro della cucina coi post-it e le foto;
La foto di Sean Connery sul contatore del gas;
il forno migliore del mondo, che non mi fa sbagliare una torta (salata, ovviamente);
il bagno, in cui ci si può truccare in due (e volendo anche in tre);
l'oleandro (il mio amatissimo oleandro, che viene potato tutti gli anni, ma che a me piace selvaggio);
i calcinacci;
le sedie di palstica bianca;
il gradino assassino della cucina.
Nelle fini c'è sempre un principio, ma oggi voglio coccolare un po' la tristezza.
Solo un po'.
Romantico, ma ridicolo;
impossibile, ma irresistibile;
carino, ma coglione;
contaballe e contradditorio;
adorabile, ma assurdo;
randagio e redivivo
doloroso, ma dolcissimo;
ovviamente ci ricasco.
Con tutte le scarpe.
Non so chi sei, anche se dovrei.
ma sono ancora stregata dalla luna.
E ora vi presento il nuovo trend della primavera paturniosa 2009 (che poi primavera? piove di continuo. che palle!)
Comunque dicevamo, a parte una nuova ossessione per la caipiroska all'ananas, ribattezzata da amicaMo la bevanda dell'estate e un ritorno alla ballerina rasoterra il mio nuovo personale trend è la fuga a gambe levate da qualsiasi situazione flirtereccia o pseudotale.
Spiego: di solito io mi butto nei flirt a capofitto, me ne frego delle facciate che posso prendere e sono una convinta sostenitrice del fatto che ogni esperienza fa curriculum.
Colleziono risate, follie e passegggiate mattutine in tacchi alti e abito da sera.
Ma.
C'è un ma.
Dopo l'ultima facciata ho addosso una stanchezza mista a paura che mi fa fuggire prima.
Chiacchiero, ballo, rido e scherzo, ma poi scappo.
Non mi metto più nella condizione di trovare una pelle che mi emoziona, una voce che mi spettina i capelli e i pensieri, un paio d'occhi che mi fanno trattenere il fiato.
Non ho voglia di attese, strategie, batticuori inutili.
Non ho voglia di parole simili a caramelle gommose, dolci e dannose.
Non ho più voglia di essere mia cugina.
Se capite cosa voglio dire.
L'inverno è passato e io vado in letago al contrario.
Autunno 1991
La famiglia Paturniosa partì alla volta di un paesino della campagna torinese. Papà Paturnioso aveva finalmente acconsentito a prendere un gatto, a condizione che fosse femmina, di razza riconosciuta come mansueta (persiano), e possibilmente tranquillo.
La famiglia girò per ore tra gli stand di una mostra felina e alla fine arrivò davanti a una gabbia dove c'erano quattro micini a pelo lungo. Tre giocavano e uno dormiva pacifico. Papà Paturnioso disse: se è femmina prendiamo quello.
Era femmina.
Un batuffolo color crema, anzi cream smoke tabby cameo, che è un color crema screziato di rosa cipria.
Due occhi color rame.
Che guardavano smarriti tutto quel casino.
Io dall'alto della saggezza dei miei 11 anni dissi: sembra una meringa.
E fu così che la chiamammo Meringa.
Più che una gatta un cuscino.
Incapace di saltare troppo in alto. Viziata per nascita e per educazione.
La mia sorella pelosa.
Asociale con gli estranei, ma capace di assorbire le energie negative in maniera sorprendente.
Elegante e bellissima.
Incapace di tollerare di avere la cassettina sporca per più di due ore.
Testarda.
Padrona e regina della casa e dei cuori della famiglia paturniosa.
Aprile 2009 (io lo dico sempre che aprile è il mese più crudele).
La mia adorata micia non c'è più.
ha smesso di mangiare una settimana fa e i miei l'hanno trovata di sabato mattina.
la voce di mia mamma per telefono era triste, io ho sentito un groppo in gola e mi son fatta un bel pianto.
L'ultimo regalo della mia micia è che piangendo per lei ho buttato fuori un po' dell'energia negativa di questo periodo (che è notevole).
Ciao Meringa, è stato bello diventare grande con te.
Che palle!
Piove.
Io la amo anche la pioggia, ma non quando sono di questo umore.
Cioè non ho mai capito la causa effetto, ma ci son delle volte che la pioggia mi fa sentire tutta dolce e romantica come kissmelicia(che infatti in un giorno di pioggia incontrava andreaegiuliano e se li accollava per la vita) e certi altri giorni che invece mi fa diventar nervosa.
Saranno pure gli eventi contingenti: le scoperte dell'acqua calda e dello squallore vero, la nostalgia canaglia (che ti prende proprio quando non vuoi), i viaggi di lavoro in su e in giù senza mai il tempo di fermarsi, la gamba che si ribella (Ma meglio quello della gastrite, in fondo).
Sono pervasa da quel nervoso che mi farebbe prendere a calci qualcuno (l'orrido cane della vicina per esempio- che se lo meriterebbe tra l'altro).
Alle parole di circostanza vorrei rispondere con parole taglienti
(flash back mentale non avvenuto:
M: Come sei carina stasera...
Pat: Come sei stronzo nella tua vita!)
Sarà che ho voglia di sole e vestiti leggeri.
Sarà che non ci son più le mezze stagioni
Saràè quel che sarà.
Mantra: sabato vedo filippoamoremio, sabato vedo filippoamoremio (in loop)
... e poi ci sono serate come questa.
serate che non decollano.
serate che sarebbero piene di promesse e attese, ma per un motivo o per l'altro senti che qualcosa non va.
I capelli ti stanno bene, ma senti che iltuo sorriso non è allegro.
Qualcosa non ingrana.
Si possono fare due cose:
incaponirsi continuando a girare per locali o rintanarsi a casa, con la pancia piena di nostalgia e la parte razionale che ringrazia d aver cancellato certi numeri.
Perchè in serate così la mancanza di un'idea si fa sentire più forte e allora se non avessi cancellato un numero proveresti a mandare un messaggio, o magari addirittura a chiamare.
per sentire quellavoce.proprio quella.
e invece, per fortuna, hai premuto "cancella".
Pat: Basta, ora voglio essere pura, come un giglio
AmicaMo:guarda, detto da te, al massimo puoi essere un giglio tigrato
Pat:....
AmicaMo: che poi Giglio Tigrato è l'indianina che ha il flirt con Peter Pan
AmicaMo è un genio inconsapevole ed è giunto il momento di farsi delle domande.
Il problema è che tra chi parte e chi resta io son quella che resta.
Nonostante i mille giringiro di questo periodo io resto.
Forse dovrei partire pure io.
Forse non dovrei essserci quando la gente parte.Forse dovrei smettere di essere drogata di struggenza e ineluttabilità.
Giocare al giochino delle ultime volte, stando in bilico tra cinismo e dolcezza improvvisa, non è esattamente salutare.
E nemmeno far finta che.
Mi muovo bene ormai nel silenzio, ma non ci dormo.
E poi scappo.
Tacchi nella mattina fredda e un saluto attraverso un vetro.
Sorrido e non mi volto.
Che questa volta il saluto fa meno male.
Sarà l'allenamento?
(Eh si che vi dovevo raccontare della trasferta pugliese e di un libro che non ho letto, ma che voglio)
Le cose belle arrivweranno, stamattina è un po' blues.