Avrei voglia di scrivere cose belle, quelle che ci sono state questo fine settimana.
Ma ora sono troppo incazzata per come si stanno comportando al lavoro e non ho il tempo di pulire i ricordi e di scrivere qualcosa di strutturato.
Ci sono solo nervi e voglia di gridare nascosta dietro un sorriso di circostanza (Tu chiamalo se vuoi, paresi facciale).
Vorrei che ci fosse un interruttore on/off per chiudere il nervoso. Vorrei che la gente non fosse sempre costantemente concentrata sul proprio ombelico.
Comunque ora mi calmo e poi resoconto.
Io di solito, come sapete, parlo di schiocchezze: mi piace, mi diverte e sono la materia che padroneggio meglio.
Ma ieri sera mi è capitato di vedere Ballarò, la puntata speciale sul libro di Mario Calabresi, Spingendo la Notte più in là (che poi non mi è capitato, sapevo che c'era, ma me n'ero dimenticata a livello conscio, ma inconscio no e arrivata a casa ho messo su rai tre e mi sono ricordata, vabbè).
Ecco. Già quando avevo letto il libro mi ero commossa, ma tanto. Perchè quello che incanta di Calabresi è il modo di raccontare: il suo esprimere il suo dolore con una serenità che si intuisce conquistata a fatica, il suo raccontare le cose dal suo punto di vista tenendo ben presenti gli anni.
Dal libro emerge la figura della mamma, che si è trovata a meno di trent’anni vedova incinta e con due figli e invece di prendere il mondo a calci ha avuto la forza di ricominciare.
Quindi già avevo pianto leggendo il libro. Ieri sera poi, oltre a Calabresi c’erano altri parenti delle vittime del terrorismo e tra loro Benedetta, la figlia di Walter Tobagi. La guardavo e pensavo che ha la mia età. Guardavo il suo sorriso, ascoltavo quello che diceva e non potevo fare a meno di provare un senso di profonda empatia.
Ieri:
Ieri mattina mi si è rotta una lente a contatto nell'occhio. Alle nove di mattina. Non avevo gli occhiali. Era lunedì mattina. L'ottico era chiuso. Sono stata tutto il giorno con una lente sì e una no. Ho fatto l'occhiolino a:
tutti i colleghi
tutte le persone capitate in ufficio
all'autista dell'autobus
al tabaccaio
ai passanti.
Questo perchè era l'unico modo per metterli a fuoco. Mi stupisco di essere riuscita a tornare a casa illesa.
Ne avrei millemila da raccontare del fantastico rapporto di Pat con le lenti a contatto:
-quella volta che mi ho perso una lente alla lezione di teatro (e non avevo gli occhiali), ho tolto anche l'altra e sono tornata a casa nella notte seguendo le luci delle macchine
- quella volta che non sono tornata a dormire a casa (ehmmm) e la mattina, siccome avevo perso una lente (e sì, provate a indovinare-non avevo gli occhiali) son tornata a casa con la vista scentrata- lente sì e lente no- (poi ero pure vestita da sera- alle 11 del mattino- ma questo è un altro tipo di discorso).
Che poi, io ho SEMPRE dietro gli occhiali, fatta eccezione per le volte che ho guai con le lenti.
Prima o poi lo so che finisco male.
Sorvolando sulle paranoie e le elucubrazioni farfallifere-entomologiche di questi giorni, sento che stasera sono soddisfatta.
Sono tornata a "casa": il mio teatro, il nostro teatro in cui mi posso muovere al buio con gli occhi chiusi. Il mitico barista che ci accoglie con un abbraccio. Le caramelle nella pausa.
E riprendere in mano il lavoro di un anno fa e sentire che il corpo ricorda, il corpo sa.
Riscoprire quel gesto e quella sensazione. Guidare chi non c'era e anche chi c'era ma si è scordato.
Sentire parole vecchie da voci nuove e pensare che tutto sommato non è male.
Il viso del regista-insegnante amico soddisfatto.
Tutto sommato una serata così era quello di cui avevo bisogno, per il resto, taccio e rimugino, ma so che la nottata passerà.
Credo che le cose capitino sempre per un motivo, ma che non sempre ci sia un motivo per fare le cose.
Credo che le farfalle alla fine siano solo degli insetti che in origine sono dei vermi. E che tutto il resto sia solo pseudopoesia da bacioperugina.
Credo che nella vita ci debbano essere dei momenti in cui ci si mette un punto, perchè non si può continuare a vivere nel mondo della fata confetto, fregandosene delle conseguenze.
Credo anche però di avere acquisito una capacità invidiabile di gestire lo scazzo esistenziale, senza bozzolo, senza(troppi) nervi e con un piccolo sorriso per me stessa.
Credo che si debba leggere sulle righe, perchè se si legge tra le righe è perchè quello che c'è scritto sopra non ci piace (come dice amicapsico), ma credo anche che quello che c'è tra le righe a volte possa essere divertente e interessante.
Credo che il bianco e il nero siano dei non colori buoni per tutte le stagioni. Credo che le sfumature del rosso e del viola siano segno di personalità. Credo che il verde metta allegria, come il giallo.
Credo che stasera vorro sbronzarmi.
Credo?
Su msn con amicalondra.
Pat:... e quindi è tornato attoredelmiocuore
Amicalondra: a volte ritornano.... come l'herpes...
Ecco perchè le voglio bene, anche se non la vedo mai....
Location: Interno Macchina, notte, destinazione finale: il luogo che non deve essere nominato
Mammadelsecolo: Ma questo attoredeltuocuore ce l'ha un nome
Pat: si, (nome di attoredelmiocuore), e ha anche un cognome..
Mammadelsecolo: Ah si, e sai persino il cognome?
Pat: sì, certo
Mammadelsecolo: e perchè non lo chiami con il suo nome?
Pat: Così, mi piace usare il soprannome (un giorno bisognerà analizzare questa mia mania per i soprannomi)
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Location: Esterno notte, di fronte al luogo che non doveva essere nominato e neanche frequentato
AmicaMa, Bionda, Mammadelsecolo: Ma come facciamo a riconoscere attoredelmiocuore?
Pat: Sembra un elfo, un po' rotondino (:::::::::) e poi vedete me che sbianco
AmicaMa, Bionda, Mammadelsecolo:...........................
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Come vedete ci si diverte. Un ridere, Un ridere.
La mia città d'adozione è funestata da molte piaghe.
Una di queste è l'invasione di studenti americani. Gli studenti americani, e soprattutto le studentesse americane, sono delle presenze rumorose e caciarone, che strillano, bevono e rompono. Da qualche tempo sopra le due case della corte vive un gruppo imprecisato di queste bizzarre creature ed è tutto un oh yeah, c'mon, e strilli vari sulle scale. Tutto ciò poteva anche essere sopportabile, anzi la cricca della corte (cioè noi) aveva guadagnato in punti simpatia con il condominio, per il confronto.
Ma ieri. Ieri pioveva, tanto. Sia io che cinica coinquilina abbiamo lasciato gli ombrelli bagnati fuori dalla porta di casa. Alla sera quando dovevamo uscire, gli ombrelli erano spariti.
Ora, partendo dal presupposto che i nostri vicini anziani sono al di sopra di ogni sospetto... siamo sicure che ieri siano state le maledette americane a compiere il misfatto.
Ora siamo solo indecise se lasciare un bigliettino sulla porta o se andare direttamente a suonare il campanello.
Ma la vendetta sarà tremenda...
Messaggi ricevuti subito dopo la mezzanotte: 6(bello pensare che sei persone avessero volglia di farmi sapere subito che mi pensavano.
Festeggiamenti: aperitivo sushi. Vino ingerito? decisamente troppo. Regali molto belli, compresa la crema per le primerughe da parte di amicarchitetta, che è contenta che invecchi finalmente anche io.
E poi l'abbonamento a Vanityfair, che qui siam donne di spessore, una collana rossa con le farfalle (mmmm, non bastavano quelle nella pancia?) uno smalto da vera donna al passo coi tempi... le mie sorelle sciamannate intorno a un tavolo, un messaggio suicida che non avrà risposta per un po' di giorni, ma può essere carta vincente.
ho ancora un 2 davanti, dopotutto...