martedì, 26 febbraio 2008, ore 16:44

PaT: Capapazza, c'è l'omino del computer, che ti ha riportato il tuo computer personale..



Capapazza: ah bene, digli che sono da colleghidilaggiù...



PaT: gliel'ho detto, ma magari vallo a cercare...



capapazza: mmm, adesso sto lavorando... ci puoi andare tu?



PaT(pensiero): si perchè io invece mi sto facendo la manicure....



vabbè, però le voglio bene uguale!

paturniosa

domenica, 24 febbraio 2008, ore 22:59

Passare 15 ore in treno per stare a casa meno di 48 ore.

Leggere 4 libri diversissimi e piangere, ridere e fregarmene della sciura che mi guarda stranita perchè non capisce cosa mi sta succedendo. Farmi risucchiare da una serie di storie come non mi capitava da tempo. Pensare al futuro. Decidere che per ora la decisione è non decidere. Aspettare gli eventi con curiosità e senza paura. Mettersi a fiutare il vento.

Tornare con una valigia in più rispetto a quella con cui sono partita.

E non arrabbiarmi se non c'è il lieto fine.

A volte il lietofine non serve.
paturniosa

martedì, 19 febbraio 2008, ore 09:18

In queste settimane: ho visto Caos calmo, ho visto la neve in teatro, sono stata 7 ore di fila in un locale, ho letto, cucinato e son stata pure bene.

Ma fondamentalmente sono due giorni che ho un grumo di nervoso, che non riesco a sciogliere: ho provato a schiacciarlo con una forchetta di razionalità, ho provato a metterci un po' del latte della pazienza e dell'affetto, ho provato con il burro fuso della rimozione( quanto mi piace la rimozione), ma sempre lì rimane.

E dire che si sta parlando di un aspetto della mia vita che è stato sempre fonte di gioia: una sorta di isola felice quando il lavoro mi faceva diventare isterica e quando la vita sentimentale e personale era attiva e allegra come Milano a ferragosto.

Da domenica invece mi sento molto delusa : mi è stato affidato un compito, pochissime indicazioni per realizzarlo; ci ho messo tutta me stessa,  ho ricevuto un sacco di critiche, ho cercato di rimediare... non è servito. Non basta: mi viene detto che tutto il lavoro che ho fatto in questi mesi probabilmente è da buttare. Mi dico da sola: è il teatro, bellezza. Se una scena non funziona nell'economia dello spettacolo è giusto tagliarla, se due scene non funzionano è giusto tagliarle. Peccato che siano le due scene a cui ho lavorato io. E allora mi dico: non ho saputo lavorare bene, oltre al fatto che probabilmente non sono adatta per un certo tipo di lavoro.

Non parlerò con il regista, non farò scene, perchè, almeno, dopo tre anni,  ho imparato a non fare i capricci, ma, una volta portato a termine in questo progetto, non credo che inizierò il successivo, o almeno, credo che almeno mi prenderò una piccola pausa.

D'altronde è inutile intestardirsi, una volta finita la scuola non si premia più l'impegno.

La cosa che però mi fa più male è una qual certa incoerenza: non si può nell'ordine:

dirmi che posso fare altro che la caratterista

darmi solo scene da caratterista

dirmi che le scena da caratterista non vanno bene e tagliare tutto.



Va bene che solo i cretini non cambiano mai idea, ma così si esagera. Davvero.

paturniosa

martedì, 05 febbraio 2008, ore 22:22

Ieri sera riflettevo su cosa vuol dire conoscere le persone. Io credo che le persone siano mosaici o puzzle;  a seconda dei pezzi che abbiamo possiamo farci un'idea della persona che abbiamo davanti. In condizioni normali costruiamo pazientemente il disegno: un pezzo di cielo (il piatto preferito), un pezzo di albero (il colore del cuore), una pietra sul fiume (il libro che porterebbe sull'isola deserta).

Ma poi penso alla mia situazione: ci sono persone ( si vabbè una in particolare) di cui io conosco il piatto preferito, il film del cuore, i gusti letterari, i difetti di vista, ma non le ho mai incontrate; e poi altre persone ( si vabbè una in particolare), di cui conosco il respiro, che mi hanno vista nuda, con cui ho condiviso pelle e sonno di cui non conosco gli aneddoti di infanzia, le cose che li fanno arrabbiare, il programma trash di cui non possono fare a meno.

E mi chiedo: se un giorno arrivasse una fata e mi dicesse:

" Scegli, puoi prendere un caffè con il fantasma e dargli finalmente una sostanza, oppure puoi prendere un caffè con attoredeltuocuore e chiedergli se gli piace la parola nonnulla, sapere se gli piace di più il salame o la mortadella, se preferisce le fragole o le albicocche?"

Ecco credo che starei lì, nell'incertezza, a decidere quale puzzle voglio completare.

Poi guarderei la fata e le direi:

"Ascolta fatina, lascia perdere quei due e portami a cena con Filippo Timi" ;)

paturniosa

venerdì, 01 febbraio 2008, ore 08:44

C'è stata una tavola apparecchiata per 24 ore di seguito: torte salate, crostini, pasticci, crostate, vino bianco, vino rosso, caffè, caffèlatte, the, pampepato. Intorno al tavolo delle facce curiose, e attente: la cosa che mi ha colpito di più è stata la qualità dell'ascolto. Eravamo una combriccola di chiacchieroni, ma ognuno era estremamente attento alle parole degli altri. Che si parlasse di Caratechismo (Essepì  è un maledetto genio), incontri con vip, Unpostoalsole, poilitica, libri seri, film, musica. radio o cartomanzia, nessuno "parlava sopra". La curiosità e la voglia di ascoltare erano pari alla voglia di parlare. E questa la cosa che mi è piaciuta di più a casa di Viola







Dobbiamo ritornare: abbiamo lasciato intatta una bottiglia di porto  e il mirto di mas (e  questo non si fa) , non abbiamo visto il film che aveva portato TFM, devo un libro a Lisa, e poi dobbiamo conoscere tutti ragazzo anni'80, che non è mica giusto che l'abbia visto solo TFM.....

paturniosa