mercoledì, 28 maggio 2008, ore 08:25

Questa volta il numero di paia di scarpe non supera i giorni di pemanenza a casa (diciamo che è praticamente lo stesso numero); il trolley questa volta è quello più piccino, quello grigio.



In compenso sono previsti i seguenti spostamenti:



firenze,bologna,torino, cuneo,torino, firenze.



E poi: perchè tutte le volte che parto per casa mia sento il bisogno di scriverlo?



Mi aspetto forse qualcosa (o qualcuno?)



Stamattina ho ricevuto delle buone notizie per quanto riguarda il lavoro. Sono però rincretinita perchè ieri sera ho fatto tardissimo per finire di preparare la valigia (OK, ho cominciato a prepararla all'1, che prima proprio non potevo, avevo ics cose da fare) .



Da due giorni è arrivato un caldo afoso, quasi da giugno (come se quest'anno maggio avesse deciso di scioperare del tutto).



Boccheggiando mi preparo alla partenza. L'altra volta partivo con un segreto. Questa volta parto con un sorriso rilassato. Cosa è meglio non l'ho ancora deciso.



Non ho ancora deciso se la tranquillità mi giova.



Aggiornamento a fine giornata: domandare è lecito, e rispondere eè cortesia. Mi son scocciata di gente sgarbata e scortese. Ho bene in mente di chi sto parlando e mi comporterò di conseguenza.

paturniosa

giovedì, 22 maggio 2008, ore 13:28

Dovrei lavorare moltissimo. E tra poco ricomincio. Lo giuro sul canguro.

Ma prima ho bisogno di sfagarmi un pochettino.

In testa tanta confusione.

La vita è instabile. Lavoro? Casa? Tutto per aria, tutto precario. Tutto in bilico.

L'unica certezza è lo spritz, da cui ormai sono dipendente.

E non parliamo dei sentimenti. Noia del passato (e fin qui c'è solo da far la ola), incertezza del presente, paura del futuro.

Che a furia di prender musate, uno comincia a metter le mani avanti.

Imparare la prudenza. Unirla alla leggerezza.

In questo maggio settembrino il compito è impossibile è questo.

Perchè faccio quello che faccio?

Perchè non faccio quello che non faccio?

Perchè, nonostante tutto non cancello quel numero (no, non quello che so a memoria, quell'altro)?

Perchè la mattina mi sveglio con una sensazione di aspettativa nella pancia?

Perchè non mi dedico a qualcosa di costruttivo tipo l'uncinetto?

Perchè rileggo invece di leggere cose nuove?

Sarà forse che il nuovo mi fa paura? Si ma il vecchio mi annoia. Il passato recentissimo invece mi turba, ma questo è un altro discorso.

paturniosa
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martedì, 20 maggio 2008, ore 08:29

Dlin dlon:


Il signor maggio è pregato di recarsi alla postazione di comando delle stagioni, che ci saremmo anche rotti le palle del dominio di ottobre.


Grazie


 


Dlin dlon

paturniosa

lunedì, 19 maggio 2008, ore 22:33

Oggi camminavo per la strada di casa e da una finestra ho sentito una canzone.

Inverno 2001-2002.

La faccia dell'orco. Colui che per un po' mi ha fatto non pensare a LMD che era appena partito per la Scozia.

Il freddo ( che i sentimenti forti, come ho già detto li provo solo d'inverno), le risate, i grandi nervosi.

Chissà che fine ha fatto. Sono anni che non lo vedo.

A lui regalerei Ti seguo gni notte di Luca Bianchini,perchè fa ridere e so che gli piacerebbe ( e poi perchè è tamarro insaid.)

A LMD, non regalerei libri, perchè già gliene ho regalati molti.

Al punkabbestia, La fata carabina, perchè gli ho mostrato troppo poco la mia parte non incazzosa.

Al fantasma, bhe, a lui Truman Capote, Colazione da Tiffany.

All' ADC Cent'anni di solitudine, perchè se fossi un libro vorrei essere quello.

A quello incontrato per caso, Kitchen Confidential, perchè parla di cibo, vino e rapporti umani.

Una libreria virtuale, di regali non fatti.

Invece la copia speciale di Peter Pan, che ho comprato per quello che devo ancora incontrare, ormai la sento mia.

E non so se me ne staccherò mai.



  

paturniosa

domenica, 18 maggio 2008, ore 21:52

Oggi avevo poca voglia di socialità.

Avevo voglia di stare tutto il giorno in tuta, di lasciare i tacchi nelle loro scatole e di stare tutto il giorno in pantofole.

Questa mattina, quando ho sentito il rumore della pioggia fuori dalla finestra ho sentito una gioia nella pancia.

Il tempo brutto mi giustificava a stare in casa, a non fare programmi, a non sentirmi in colpa perchè non mi godevo il sole.

Così ho deciso di stare a letto ad ascoltare il rumore della pioggia e a fantasticare, che il rumore della pioggia mi stimola i pensieri.

Poi mi sono alzata e mi sono dedicata alle grandi pulizie; il lavoro grosso di oggi è stato lo sbrinamento del congelatore. Mi da sempre tanta soddisfazione levare il ghiaccio dalle pareti del freezer, lo faccio in modo poco ortodosso (con un coltello) e lo so che non dovrei, ma mi piace vedere i pezzi di ghiaccio che si staccano (tac-tac-tac). è un'esperienza estetica notevole.

Oggi pomeriggio mi sono immersa in mille serie americane e poi mi son dedicata a me: creme, maschere, smalto e tutto il cucuzzaro di cose femminili.

Niente telefono, niente parole, niente chiacchiere.

Solo l'ordine fuori e dentro. Per capire. Per mettere dei punti. Non è che io ci sia riuscita tanto, ma almeno ho la casa splendente, le unghie laccate di rosso e tutti i panni lavati.

paturniosa

mercoledì, 14 maggio 2008, ore 19:09

Quando ero piccola sopra casa mia abitava una famiglia con due figli grandi (tipo sui vent'anni).

La mamma mi faceva le torte a Natale, per i due figli e il babbo ero una piccola principessa. Ogni carnevale, quando mio papà mi vestiva da peruviana, da indiana o da orsetto lavatore poi mi facevano salire al terzo piano e mi facevano le foto davanti a un vaso di fiori.

Uno dei ragazzi era diventato molto amico dei miei. Mia mamma lo invitava a cena tutte le sere o quasi, mio papà lo considerava un incrocio tra un figlio e un fratello.

Per me era una specie di zio, che me le dava tutte vinte, al mare mi faceva fare cavalluccio e nuotava con me sulle spalle e mi viziava quasi più dei miei.

Poi a un certo punto lui ha deciso di andare a vivere lontano lontano. Mio papà l'ha accompagnato in quel viaggio e un po' hanno litigato, perchè l'amico non sopportava le critiche e mio papà non sta zitto neanche se lo ammazzano.

Sono passati gli anni, a volte lui tornava da lontano lontano, ma non si faceva sentire ed ogni volta che ne parlavano mio papà aveva negli occhi la stessa ombra che ho io quando parlo di qualcosa che mi fa soffrire.

Mio papà è come me. Vuole bene tantissimo, ma se una persona lo fa soffrire mette su un muro di distacco, che non inganna chi lo conosce bene.

Pochi giorni fa: a una cena i miei scoprono che quest'amico è tornato da lontano lontano. E sta molto male.

Mio papà lo va a trovare e passa con lui un sacco di tempo.

Per telefono la sua voce è un misto: tristezza, preoccupazione, ma anche decisione di stare vicino a questo fratello-figlio ritrovato.

Gli racconta di me, di mia mamma, sta ore in ospedale, lui che odia gli ospedali e le malattie e teme il dolore.

Io vorrei essere lì.

Vorrei andare a trovare questo zio.

Vorrei anche guardare in faccia mio papà e dirgli che non è un delitto commuoversi.

Mi fanno tenerezza tuttie due.

Me li vedo a prendersi in giro, come quando io ero piccola.

Due testardi. Che si vogliono bene, nonostante tutto.

So che uno dei primi argomenti di conversazione sono stata io. Perchè la mia vita e le mie scelte li fanno sorridere e li rendono fieri.

I ricordi di me da piccola. la mia vita disordinata. Parlare di me non fa male.

E questo mi fa piacere.

Ora ho un numero di telefono e un messaggio da mandare.

peccato che non trovo le parole giuste.

Io senza parole, buffo eh?

paturniosa

martedì, 06 maggio 2008, ore 20:34

A me non piace guidare. Mi piace farmi trasportare. Stare seduta nel (al?) posto del passeggero e guardare fuori. Case, strade, persone. Non voglio stare attenta ai sensi unici, alla gente, ai controviali.

E' strana questa cosa. Io nella vita voglio sempre prendere le decisioni con la mia testa, ma ci sono momenti in cui non voglio decidere, in cui lascio che tutto scorra.

Mi piace arrivare dove voglio a piedi. Tic-toc, toc-toc, i miei tacchi sull'asfalto. Non c'è nessun posto tanto lontano che non possa essere raggiunto a piedi. E se non è possibile, basta chiamare un taxi. A volte non si può decidere, la macchina va, non si ferma. E anche se vorresti fermarla, perchè hai visto una panchina al sole, non puoi, perchè hai deciso di non guidare.

E allora indossi i tuoi occhiali da sole da diva, sorridi e stai sospesa. Guardi fuori e immagini storie e cose e.

paturniosa
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martedì, 06 maggio 2008, ore 13:02

Oggi è una giornata di merda!

E l'ho capito quando il tabaccaio di fiducia mi ha detto che avevano finito gli abbonamenti dell'autobus e poi ho perso l'autobus di cui sopra per un pelo.

Il nervoso regna sovrano.

E non bastano scarpe, schiacciata, un libro che ho iniziato e che mi piace molto a farlo passare.

Mi manca l'aria. Questa è la verità.

paturniosa