mercoledì, 06 maggio 2009, ore 09:09

Ieri sera giocavo a fare la piccola fiammiferaia e quando mi chiedevano come va rispondevo (con un sorriso coraggioso velato di tristezza): Bene, ma mi hanno sbattuta fuori di casa.



Fa molto ragazza interrotta, me ne rendo conto.

Lo sfratto, la prospettiva di trovarmi in mezzo alla strada circondata dalle mie scatole di scarpe.

Non è una bella immagine.



In realtà la padrona di casa mi ha detto che posso prendermi tutto il tempo che voglio, ma la sensazione è stata quella che da questo momento in poi sono ospite in casa mia anche se pago (profumatamente tra l'altro) un affitto.



Razionalmente so che la situazione è assolutamente tranquilla e gestibile; ho tempo per trovarmi un'altra tana, un nuovo guscio in ui rifugiarmi.


Se  posso cercherò di eviare coabitazioni, ma chi lo sa cosa ci riserva il futuro...

Voglio un posto piccolo e carino.

E lo spazio per un gatto.

Pareti colorate e un bagno con la finestra (sarebbe veramente il salto di qualità).







Ora però mi sembra di assistere alla fine d un'epoca; l'epoca delle due case con la corte (anche se da quando è arrivata psicovicinacrucca con cagnaccioisterico l'aria da sit-com un po' si è persa, se non del tutto); in fondo 4 anni e mezzo sono tanti.



Son stati anni belli, intensi, a volte tristi.



In quella casa ho riso, panto, cucinato, ballato, cantato, fatto l'amore, accolto le amiche, chiacchierato fino a tarda notte.



Il tavolo della cucina se potesse scrivere tutto quello che ha sentito, scriverenbbe un best seller di chick-lit tragicomica.



Immagini sparse:



Il muro della cucina coi post-it e le foto;

La foto di Sean Connery sul contatore del gas;

il forno migliore del mondo, che non mi fa sbagliare una torta (salata, ovviamente);

il bagno, in cui ci si può truccare in due (e volendo anche in tre);

l'oleandro (il mio amatissimo oleandro, che viene potato tutti gli anni, ma che a me piace selvaggio);

i calcinacci;

le sedie di palstica bianca;

il gradino assassino della cucina.

Nelle fini c'è sempre un principio, ma oggi voglio coccolare un po' la tristezza.



Solo un po'.



paturniosa

martedì, 03 febbraio 2009, ore 14:10

Non è che va male.

E' che sono stufa.

Stufa di fare la discarica emotiva.

Stufa delle solite dinamiche.

Stufa dei sensi colpa altrui (miei no).

Anche perchè: i miei sensi di colpa sono solo verso la famiglia, che vedo troppo poco e che so che forse avrebbe più bisogno di me.

Ma i miei sensi di colpa sono come criceti, animali un po' inutili a cui poi t'affezzioni, ti fanno tenerezza.

Invece certi sensi di colpa (degli altri) sono semplicemente dei pesci rossi.

Nessun tipo di calore umano.

Devi solo cambiargli l'acqua e dargli damangiare.

E non ci interagisci.

Io non so che farmene dei pesci rossi.

Non danno nessuna soddisfazione.

Voglio impeganrmi in qualcosa che preveda un contatto, non solo un cambio di acqua.

E già che siamo a dire le cose di cui sono stufa, sono stufa anche:

della pioggia,

del freddo,

del fare i fax,

di aspettare,

di essere saggia,

di essere sciocca,

di esssere me ( a volte),

del rumore della caldaia,

delle parole trite,

del silenzio,

del rumore,

e

soprattutto

del cane rompipalle della vicina pazza.

paturniosa

giovedì, 30 ottobre 2008, ore 15:05





Cari amici,

visto che mia cugina vi è simpatica vi racconto un'altra storia.

La storia di colui che è rimasto negli annali come "Mister Quattro Stagioni", così soprannominato perchè, pur avendo il fisico di un comodino, era ingombrante come un armadio quattro stagioni.

MR4S era uno di quelli che non vanno via entro mezzogiorno.

MR4S cucinava benissimo, ma sporcava la cucina in maniera imbarazzante e faceva delle conferenze di mezz'ora sul suo modo eccelso di cucinare.

MR4S non sapeva rispettare gli spazi, si presentava dove mia cugina faceva gli aperitivi con le amiche e le diceva "Stanotte dormo da te" (a lei, povera figlia, veniva l'orticaria).

MR4S si permetteva di dare giudizi sulla vita e sulle scelte di mia cugina, dopo due giorni che la conosceva.

la domanda è: perchè lei lo sopportava?

Bho! Forse perchè lui era gentile, cavaliere e aveva un certo fascino (dell'orrido); forse perchè lui la trattava come una principessa e per un po' a lei la cosa è andata bene.

Poi si è scocciata ed è uscita dalla situazione con la grazia e la delicatezza che la contraddistinguono.

Una sera MR4S era piombato a casa sua, nonostante lei gli avesse detto che aveva la febbre e che non voleva vedere nessuno.

Lui si era presentato in veste di infermiere tuttofare, a lei erano venute le bolle.

La mattina appena svegli avvenne il seguente dialogo:

Lei: vado a comprare le sigarette

Lui: ma poi torni?

Lei: per forza, sei in casa mia!

Purtroppo lui non ha avuto il buon gusto di sparire, ma ha chiesto tutta una serie di spiegazioni lunghe e noiose.



Che poi, a ripensarci, è da quell'esperienza che mia cugina ha cominciato ad avere paura della gente che non va via entro mezzogiorno








paturniosa

domenica, 19 ottobre 2008, ore 12:48



Ogni tanto la sera mia cugina non torna a casa da sola. Oppure non torna a casa, ma va a dormire da un'altra parte.



In fondo mia cugina ha trent'anni, non ha un fidanzato e ogni tanto certe cose è giusto che capitino.



In queste situazione le capita di dover scegliere se andare a casa sua con l'amico del momento o se andare "in trasferta".



E qui si pone un dilemma interiore.



Cosa è meglio?



Se porta l'amico a casa sua sa che le lenzuola saranno pulite, che potrà andare in bagno sapendo dove è e che eviterà incontri imbarazzanti con eventuali coinquilini.



Il lato negativo è che la mattina dopo si ritroverà tra i piedi in camera sua un tizio che magari non ha nessuna intenzione di andare via.



Non potrà avere libertà di movimento e starà lì a sperare che il tizio tolga il disturbo prima di mezzogiorno.



Se invece va da lui non sa a cosa va incontro: foto di ex- fidanzate (o fidanzate) sulla testiera del letto, lenzuola non proprio di bucato, bagni simili a quelli di un centro sociale, incontri poco piacevoli con coinquilini sconosciuti (o peggio ancora conosciuti).



L'innegabile vantaggio è che la mattina, appena sveglia, potrà decidere liberamente di stare lì, o di prendere le sue cose, dare un bacio e uscire nel sole di una mattinata chiara, andando a far colazione con il trucco un po' disfatto e i tacchi alti.



Mia cugina ama l'avventura, quindi di solito preferisce rischiare l'ignoto e poter essere libera di andare e venire come vuole.



Nei casi in cui le circostanze portino invece a dover accogliere l'amico a casa sua, mia cugina si addormenta sperando che l'educazione ricordi all'ospite che è buona norma andare via a un orario decente (mai oltre mezzogiorno) perchè lei c'ha pure delle cose da fare.



In effetti mia cugina è un po' un mostro, ma ne è consapevole




paturniosa

domenica, 18 maggio 2008, ore 21:52

Oggi avevo poca voglia di socialità.

Avevo voglia di stare tutto il giorno in tuta, di lasciare i tacchi nelle loro scatole e di stare tutto il giorno in pantofole.

Questa mattina, quando ho sentito il rumore della pioggia fuori dalla finestra ho sentito una gioia nella pancia.

Il tempo brutto mi giustificava a stare in casa, a non fare programmi, a non sentirmi in colpa perchè non mi godevo il sole.

Così ho deciso di stare a letto ad ascoltare il rumore della pioggia e a fantasticare, che il rumore della pioggia mi stimola i pensieri.

Poi mi sono alzata e mi sono dedicata alle grandi pulizie; il lavoro grosso di oggi è stato lo sbrinamento del congelatore. Mi da sempre tanta soddisfazione levare il ghiaccio dalle pareti del freezer, lo faccio in modo poco ortodosso (con un coltello) e lo so che non dovrei, ma mi piace vedere i pezzi di ghiaccio che si staccano (tac-tac-tac). è un'esperienza estetica notevole.

Oggi pomeriggio mi sono immersa in mille serie americane e poi mi son dedicata a me: creme, maschere, smalto e tutto il cucuzzaro di cose femminili.

Niente telefono, niente parole, niente chiacchiere.

Solo l'ordine fuori e dentro. Per capire. Per mettere dei punti. Non è che io ci sia riuscita tanto, ma almeno ho la casa splendente, le unghie laccate di rosso e tutti i panni lavati.

paturniosa

domenica, 13 aprile 2008, ore 21:46

Se fossi al tavolo di un'aperitivo nella cittadina natale davanti alle amiche che si divertono ai racconti delle mie gesta, sottolinerei la mia sfrontatezza nel mandare un messaggio dopo mesi, sul batticuore della risposta e sul suo arrivo alle sette della mattina.



Se parlassi con le mie amiche, che hanno seguito tutta la storia tramite mail o dal vivo, sottolinerei l'assurdità del fatto che, anche se lo vedo pochissimo, ogni volta mi emoziono come una sedicenne. Sviscerei i motivi per cui una persona, che razionalmente non è adatta a me, mi porti a non tenere conto di orari, situazioni, stanchezze, magoni.



Se parlassi con le mie amiche-colleghe, con cui cerco di mantenere una parvenza di donna intelligente, ridurrei il fatto a un semplice episodio, che è capitato, ma che non turba la mia apparente serenità.



Invece, da sola davanti a uno schermo, provo una sensazione mai provata prima. Mentre lui era qui lo guardavo e lo sentivo irreale, ero contenta, ma non felice come al solito. Ora ho come un gusto amaro in bocca, ma non sono triste. Non sono nella fase Moon River (di solito dopo i nostri incontri canto Moon River da sola sorridendo tra me e me), ma non sono neanche arrabbiata, nè con lui nè con me stessa. Il mio cervello dice che lui (il cervello) non c'era e che se c'era dormiva e quindi non vuole esprimere un parere. La pancia parla meno del solito, perchè oltre al solito svolazzo di farfalle, ha sentito anche una sensazione di fastidio, piccola, impercettibile, ma comunque presente. La pelle i capelli, le ossa e gli occhi hanno memoria e se ne fregano.



E in tutto questo casino nella mia testa solo Carmen Consoli, che canta:



Per tutte quelle volte, in cui ho creduto, sul serio di annullarti dalla mia testa....

paturniosa

domenica, 16 marzo 2008, ore 23:10


Entro in casa, scendo dai tacchi e rivedo il mondo dalla mia altezza naturale, che ormai mi appartiene un po' meno. Tolgo gli orecchini e gli abiti da donna in carriera, mi infilo i vestiti da casa e raccolgo i capelli in una fascia.


E' ora di mettere a posto la mia stanza.

Comincio dalla scrivania: butto via fogli di lavoro inutili, pacchetti vuoti di sigarette, vecchi giornali, biglietti del cinema, fogli di sala di spettacoli... Tutta roba che si è accumulata in questo mese, ma anche di più...

Pulisco la scrivania, rimetto a posto i gioielli, i libri, le foto, gli oggetti. Audry, dal suo quadro a sfondo rosso, mi guarda e sembra approvare.

Poi passo ai vestiti, piego magliette, appendo gonne, rimetto le scarpe nelle loro scatole, il gatto prova a aiutarmi, ma lo caccio via.

Tolgo le lenzuola, passo l'aspirapolvere e poi il cencio. Ogni cosa riprende forma, mentre nella mia testa avviene un'interessante conversazione tra la fata confetto che sostiene che l'apprezzare la stessa parola sia una cosa meravigliosa e il coro delle streghe di Eastwick, che canta "Get a life" e ridacchia della povera fata confetto. Insomma nella testa c'è abbastanza casino, ma piano piano che la camera passa dallo stato "esplosione nucleare" allo stato " è sempre un casino, ma almeno è splendente e ci trovo le cose", faccio stare zitte fata e streghe, perchè sono stanca e stasera voglio essere solo contenta, orgogliosa e tronfia perchè oggi è arrivato il frutto di tanti mesi di fatiche.

La camera è a posto. Una doccia caldissima e lunga lava via la stanchezza, la polvere e i pensieri.

Niente piastra stasera. Niente vita mondana.

Mi metto a letto nella mia camera di nuovo ordinata, coi capelli ricci e la testa vuota, mi rilasso e mi addormento.



Il giorno dopo.

Erano mesi che non dormivo così bene, peccato solo che i simpatici vicinimatti abbiano acceso radionostalgiaaaaaaaaaaaaaaa alle 8.30 del mattino.


paturniosa

mercoledì, 16 gennaio 2008, ore 12:41

A me non piace il mercoledì! Tutti credono che il peggior giorno della settimana sia il lunedì, spesso pure io... ma se poi ci penso il lunedì ha l'aspetto positivo dell'inizio: si ha davanti una settimana nuova, tutta impacchettata e non si sa ancora cosa  riserverà. E' faticoso rimettersi in moto, ma si pensa di avere un sacco di tempo per fare le cose (Eh, ho tutta la settimana).

Ma il mercoledì è nefasto: finiti i propositi di chi ben comincia è ametà dell'opera, non si intravede ancora la luce del radioso venerdì.

La stanchezza accumulata si sente, ma ancora non ci si può riposare.

E poi Mercoledì è sotto la tutela di Mercurio: e Mercurio è il dio protettore dei ladri e il mercoledì ti ruba il tempo, il sonno, l'energia...

Il mercoledì si sta sospesi nella terra di nessuno delle cose da fare, con due uniche consolazioni: l'uscita di Vanity Fair  il cinema a prezzo ridotto. Non è poco, ma non basta. Non basta.

E poi adesso c'ho l'ansia che la ladra di ombrelli si freghi anche il mio vanity nella cassetta della posta......

Ve l'ho detto che il mercoldì è generatore di ansie, no?
paturniosa

domenica, 13 gennaio 2008, ore 12:27

La mia città d'adozione è funestata da molte piaghe.

Una di queste è l'invasione di studenti americani. Gli studenti americani, e soprattutto le studentesse americane, sono delle presenze rumorose e caciarone, che strillano, bevono e rompono. Da qualche tempo sopra le due case della corte vive un gruppo imprecisato di queste bizzarre creature ed è tutto un oh yeah, c'mon, e strilli vari sulle scale. Tutto ciò poteva anche essere sopportabile, anzi la cricca della corte (cioè noi) aveva guadagnato in punti simpatia con il condominio, per il confronto.

Ma ieri. Ieri pioveva, tanto. Sia io che cinica coinquilina abbiamo lasciato gli ombrelli bagnati fuori dalla porta di casa. Alla sera quando dovevamo uscire, gli ombrelli erano spariti.

Ora, partendo dal presupposto che i nostri vicini anziani sono al di sopra di ogni sospetto... siamo sicure che ieri siano state le maledette americane a compiere il  misfatto.

Ora siamo solo indecise se lasciare un bigliettino sulla porta o se andare direttamente a suonare il campanello.


Ma la vendetta sarà tremenda...

paturniosa