lunedì, 19 ottobre 2009, ore 12:55

L'autunno è una stagione strana.

I colori caldi e l'odore freddo.

La sensazione delle maglie di lana addosso.

Il ricordo degli amori passati, che son sempre cominciati in autunno (quando non in inverno).


In questo ottobre freddo e nervoso sto sospesa tra un benessere quieto e una malinconia diffusa per qualcosa che non c'è. Ho voglia di sentire il profumo di cannella, chiodi di garofano e mele cotte. Ho voglia di castagne e di coccole. Sto imparando a prendermi cura di me nel modo giusto, come non facevo da troppo tempo (o forse da mai). Il percorso non è facile, a volte è doloroso. A volte mi vien voglia di rituffarmi nella vita di prima, quella di mia cugina, frenetica, divertente e in tacchi alti, ma poi penso che non posso abbandonarmi agli anestetici.


A volte certe persone mi mancano tanto da farmi male. Vorrei fare un numero, sentire una voce, vedere un sorriso, ma poi so che sono sulla strada giusta, so che per una volta mi piace guardare le cose dal di fuori coccolando malinconia e struggimento.

Basta un cappello di lana, calato per bene sulla testa, che tenga al caldo i pensieri sani.

Basta la coperta sul divano a proteggermi.

Costruisco la serenità come un castello di carte, il vento è in agguato, ma io sto lontana dalle correnti.

 

paturniosa

mercoledì, 02 settembre 2009, ore 09:35

Mi sto lentamente trasformando in un orso, anzi in un'orsa (che avendo fatto la tesi su Artemide, Callisto e le bambine che facevano le orse è anche naturale).

Mi sento proprio un po' selvaggia.

Esco di casa a fatica.

Non ho voglia di troppa gente intorno, ho bisogno di respirare aria che sia solo mia.

Sicuramente aver trovato una casa con giardino, parete in pietra viva e soppalco non aiuta ad aver voglia di uscire.

La mia idea di felicità in questo periodo è stare svaccata sul divano ( su cui ho messo il copriletto della nonna) a leggere, oppure stare seduta in giardino con una birretta a guardare le ortensie.

Accolgo tutti (o quasi ) volentieri, ma l'uscire mi richiede un'energia che non credo di avere.


Anche perchè: uscire per cosa?

La gente a fine estate non mi piace. Tracce di mare sulla pelle, ma occhi ancora lontani.

Il relax finisce presto, ma resta la svoglaitezza.


L'estate mi ha scocciato. Ho voglia di autunno.


Sempre nell'ottica delle cose che mi hanno scocciato sto forse per prendere una decisione molto dolorosa, ma di questo parlerò un 'altra volta. (forse)

paturniosa

lunedì, 23 marzo 2009, ore 09:09

Il problema è che tra chi parte e chi resta io son quella che resta.

Nonostante i mille giringiro di questo periodo io resto.

Forse dovrei partire pure io.

Forse non dovrei essserci quando la gente parte.Forse dovrei smettere di essere drogata di struggenza e ineluttabilità.

Giocare al giochino delle ultime volte, stando in bilico tra cinismo e dolcezza improvvisa, non è esattamente salutare.

E nemmeno far finta che.

Mi muovo bene ormai nel silenzio, ma non ci dormo.

E poi scappo.

Tacchi nella mattina fredda e un saluto attraverso un vetro.

Sorrido e non mi volto.

Che questa volta il saluto fa meno male.

Sarà l'allenamento?

(Eh si che vi dovevo raccontare della trasferta pugliese e di un libro che non ho letto, ma che voglio)

Le cose belle arrivweranno, stamattina è un po' blues.

paturniosa

mercoledì, 18 febbraio 2009, ore 10:28

Io ho un problema con le voci.


No, non nel senso che sento le voci, non ho la sindrome di Giovanna D’Arco.


E no, non vedo nemmeno la gente morta.


E che mi faccio fregare.

Ci sono voci che dono capaci di farmi perdere completamente la testa.


Voci che fanno fare le fusa alla mia pancia.


Voci che starei ad ascoltare ore e ore.


A volte succede anche al lavoro, e non è una cosa bella.


Anche perché io quando sento una bella voce mi rincitrullisco, il sorriso idiota si impadronisce di me e le mie arie da signorina Rottermeier vanno un po’ a farsi benedire.


Che se Virna Lisi (ma era Virna Lisi)  con quella bocca poteva dire quello che voleva, ci sono persone che con quella voce potrebbero recitarmi pure l’elenco del telefono e farmi sentire una grupie nonostante i miei trent’anni, gli orecchini da signora e i capelli lisci.


La ragione di questa piccola nota è che ho appena passato un quarto d’ora al telefono con una di queste voci.


Fatico a riprendermi (se capite quello che voglio dire).


Nota: non ho mai visto il proprietario di cotanta voce e spero che non ci sia corrispondenza, sennò andiamo a ridere.

paturniosa

sabato, 24 gennaio 2009, ore 01:42

Voglio fissare questo momento.

Non lo voglio perdere.

Ho sulle labbra un sorriso strano.

E stasera finalmente sono uscita io e non mia cugina.

Niente eccessi di cocaerum (uno solo), niente cazzate, niente nervosi.

LuiM finalmente carino e non teso, gentile e galante, anche complice in certi momenti, come se mi dicesse-questi discorsi da bar sono cazzate  e io sono contento che tu non li fai.

E un saluto dolce, un abbraccio stretto, una tacita promessa che forse. Ma che se anche no, va bene uguale.

E poi LuiC, sempre più carino e simpatico e che sembra che lo veda dappertutto. La serenità delle chiacchiere e l'attenzione ai dettagli, ma nche un  po' di friccicorino che c'è e ci sta bene. E anche lui forse.

E io. Finalmente io.
paturniosa

martedì, 02 dicembre 2008, ore 11:25

E per la rubrica maneggiare con cura oggi parliamo di:

me stessa (oh, un momento di sano egoriferimento).

Devo maneggiare con cura il mio corpo, che anche se la gamba è sgonfiata il mio corpo evidentemente voleva dirmi qualcosa (smetti di fumare? riposati? ogni tanto scendi dai trampoli? chi lo sa...).

Devo maneggiare con cura i miei pensieri, che rischiano di passare dal rosa, al nero senza soluzione di continuità. Noia, entusiasmo, entusiasmo noia, in un'altalena continua che non denota sanità mentale (però vitalità si).

E soprattutto devo mmaneggiare con cura il mio cuore (il mio che?): se credessi alla cabala ci sarebbe da aver paura (inveno 2004, 2006, 2008); se ascoltassi la mia pancia dovrei essere terrorizzata.

Sorrido, ma ho paura.

Forse vorrei fuggire, ma forse invece no.

Mi sento 15 anni, ma non me li posso più permettere.

Una parte di me si mantiene cinica e lucida (grazie al cielo).

ma i discorsi delle mie personalità sono inascoltabili in questi giornni.

Ora vi saluto che stanno arrivando dei signori con una camicia bianca e credo che me la vogliano mettere adosso.


Vi voglio bene.

paturniosa

martedì, 25 novembre 2008, ore 11:43

Si aggirano per i locali e le feste. Hanno sempre in mano un superalcolico liscio e mai un cocktail dolce ( massima stima). Fanno lavori creativi, artistici, oppure di spessore. Hanno fascino da vendere e un tasso di pericolosità altissimo.

Sono i 40enni con la testa ferma ai 25.

Hanno storie da raccontare, garbo in quantità e ironia.

Fanno sentire giovani le circatrentenni perchè in fondo hanno 10 anni in più.

Hanno ferite non rimarginate, o rimarginate male, che sono una vera calamita per chi soffre della sindrome della crocerossina.

Hanno potuto fare il lavoro che volevano e riescono a camparci.

Se condividono la casa lo fanno più per la voglia di rimanere giovani che per necessità.

Come ho detto, sono una vera calamita.

Molto più risolti dei loro amici trentenni, sanno cosa vogliono e in generale se lo prendono.

Adolescenti degli anni ’80 hanno conservato l’edonismo e il piacere del cazzeggio tipico del decennio della Milano da bere, i trentenni invece sono cresciuti come adolescenti grunge, con tutta la malinconia e il male di vivere tipica del decennio in cui si è cominciato a capire che le cose possono sempre peggiorare.

Essì perchè negli anni ’90 le cose o erano velate di male di vivere o erano trash.

E i risultati si vedono. (Come si può pretendere equilibrio da gente cresciuta tra Kurt Cobain e Max Pezzali?).

Invece i 40enni gli anni ’90 se li son fatti già da adulti e un certo aplomb lo sanno mantenere.

Purtuttavia, amiche care, questi 40enni con la testa ai 25 vanno maneggiati con grande cura. Infatti ricordate sempre che se un uomo è single a 40 anni un motivo c’è e di solito non è divertente scoprirlo
paturniosa