Ieri sera giocavo a fare la piccola fiammiferaia e quando mi chiedevano come va rispondevo (con un sorriso coraggioso velato di tristezza): Bene, ma mi hanno sbattuta fuori di casa.
Fa molto ragazza interrotta, me ne rendo conto.
Lo sfratto, la prospettiva di trovarmi in mezzo alla strada circondata dalle mie scatole di scarpe.
Non è una bella immagine.
In realtà la padrona di casa mi ha detto che posso prendermi tutto il tempo che voglio, ma la sensazione è stata quella che da questo momento in poi sono ospite in casa mia anche se pago (profumatamente tra l'altro) un affitto.
Razionalmente so che la situazione è assolutamente tranquilla e gestibile; ho tempo per trovarmi un'altra tana, un nuovo guscio in ui rifugiarmi.
Se posso cercherò di eviare coabitazioni, ma chi lo sa cosa ci riserva il futuro...
Voglio un posto piccolo e carino.
E lo spazio per un gatto.
Pareti colorate e un bagno con la finestra (sarebbe veramente il salto di qualità).
Ora però mi sembra di assistere alla fine d un'epoca; l'epoca delle due case con la corte (anche se da quando è arrivata psicovicinacrucca con cagnaccioisterico l'aria da sit-com un po' si è persa, se non del tutto); in fondo 4 anni e mezzo sono tanti.
Son stati anni belli, intensi, a volte tristi.
In quella casa ho riso, panto, cucinato, ballato, cantato, fatto l'amore, accolto le amiche, chiacchierato fino a tarda notte.
Il tavolo della cucina se potesse scrivere tutto quello che ha sentito, scriverenbbe un best seller di chick-lit tragicomica.
Immagini sparse:
Il muro della cucina coi post-it e le foto;
La foto di Sean Connery sul contatore del gas;
il forno migliore del mondo, che non mi fa sbagliare una torta (salata, ovviamente);
il bagno, in cui ci si può truccare in due (e volendo anche in tre);
l'oleandro (il mio amatissimo oleandro, che viene potato tutti gli anni, ma che a me piace selvaggio);
i calcinacci;
le sedie di palstica bianca;
il gradino assassino della cucina.
Nelle fini c'è sempre un principio, ma oggi voglio coccolare un po' la tristezza.
Solo un po'.
Già una volta avevo palato della coperta corta...
Ovverosia di quel fenomeno per cui sembra sempre di lasciare fuori qualcosa (lavoro, amici, impegni, noistessi) dal nostro raggio di azione.
Io credo che le energie siano limitate.
O meglio.
Investire energia in alcun cose e persone produce altra energia (quindi ha un esito positivo), mentre ci sono altre cose e persone che succhiano solo energia senza restituirla.
In pratica ci sono persone che sono come pannelli solari; frequntarle e investirci tempo, affetto quant'altro non può essere che un fatto positivo, mentre altre persone non sono altro che macchine eurozero, succhiano petrolio e scaricano nell'aria scorie poco respirabili.
(Sia chiaro che io mi intento di energia e inquinamento come il cane della mia vicina si intende di astrofisica, quindi magari dico delle bestialità).
Però la sensazione è quella.
Vorrei essere capace di scegliere, di rottamare.
Di usare solo pannelli solari.
La mia vita al momento avrebbe veramente bisogno di una pulizia ben decisa.
Il fatto è che tra le macchine da rottamare ci sono persone a cui sono affezionata, persone che mi incuriosiscono, atteggiamenti che superficialmente mi danno sicurezza.
E' difficile.
Ma lo devo fare.
Perchè sento che alcuni atteggiamenti, alcune persone mi soffocano i pensieri.
Chissa se gli incentivi statali li danno anche pe rottamare le persone?
Non è che va male.
E' che sono stufa.
Stufa di fare la discarica emotiva.
Stufa delle solite dinamiche.
Stufa dei sensi colpa altrui (miei no).
Anche perchè: i miei sensi di colpa sono solo verso la famiglia, che vedo troppo poco e che so che forse avrebbe più bisogno di me.
Ma i miei sensi di colpa sono come criceti, animali un po' inutili a cui poi t'affezzioni, ti fanno tenerezza.
Invece certi sensi di colpa (degli altri) sono semplicemente dei pesci rossi.
Nessun tipo di calore umano.
Devi solo cambiargli l'acqua e dargli damangiare.
E non ci interagisci.
Io non so che farmene dei pesci rossi.
Non danno nessuna soddisfazione.
Voglio impeganrmi in qualcosa che preveda un contatto, non solo un cambio di acqua.
E già che siamo a dire le cose di cui sono stufa, sono stufa anche:
della pioggia,
del freddo,
del fare i fax,
di aspettare,
di essere saggia,
di essere sciocca,
di esssere me ( a volte),
del rumore della caldaia,
delle parole trite,
del silenzio,
del rumore,
e
soprattutto
del cane rompipalle della vicina pazza.
Paturniosa snob-stronzetta: Mi irrita la gente che non ha il senso della misura, mi infastidisce chi non sa usare i congiuntivi correttamente, trovo noiosa la gente che insiste con proposte strampalate quando gli è stato fatto capire che la loro idea non interessa a nessuno, inoltre trovo fastidioso chi non sa stare al suo posto e chi non ha ironia e nemmeno senso del ridicolo... Ultimamente sono circondata da molta gente di questo tipo;
Paturniosa sciampista: (masticando rumorosamente un bigbabol alla fragola) la vuoi smettere dfi essere cosi terribilmente antipatica e prevenuta nei confronti del mondo...Che ti frega se la gente non sa stare al suo posto. Io mi faccio i fatti miei e vivo bene!
Paturniosa s-s: senti, ma cosa ne vuoi sapere tu? che guardi Xfactor e Amici? che hai un debole per Tiziano Ferro e Cesare Cremonini? che consideri il rosa fucsia un colore accettabile...
Paturniosa s: Ah, sarai meglio tu? Con quella maglia nera a collo alto, tipo questo mondo non mi comprende... con gli occhiali per poterti estraniare meglio dal mondo, rituffandoti nella miopia, e quella necessità di camminare veloce per cacciare via la rabbia e il nervoso...
Paturniosa s-s: Bhe, almeno io cammino e butto via il male di vivere senza bisogno di coca e rum, uomini idioti e nottate che finiscono alle 7 del mattino...
Paturniosa s: Ah, e chi è che ha ripreso a fumare per tenere sotto controllo il brutto carattere. Mica io. Io sono un cuor ontento. Tu invece, sei acida e hai bisogno di fumare per essere sopportabile..
Botte da orbi
Paturniosa saggia: ragazze, dobbiamo smetterla di fare il tè delle personalità quando siamo in SPM, lo sapete che poi finisce così...
Ho una nuova dipendenza.
Sono un coacervo di vizi.
Dopo le caramelle gommose, i tacchi alti, le serie TV e la musica trash ho sviluppato una preoccupante passione per i negozi Tuttoa99centesimi, Tuttoa69centesimi, Europoint e affini...
Se mi sento un po' triste e incazzata con il modo, o se semplicemente piove (come succede da mesi e mesi a questa parte), mi infilo in uno di questi luoghi di perdizione e mi rilasso.
Giochini luminosi, portachiavi improbabili, oggetti di cancelleria inutili ma bellissimi, scatole scatoline, scatolette, bolle di sapone, fischietti
e poi
smalti e rossetti di tutti i colori del mondo, elestici per capelli, lime da unghie a mille fantasie...
Comprerei qualsiasi cosa.
Ieri, giornata piovosissima, sono entrata da Europoint e ne sono uscita con un rossetto rossissimo (che mi serve per teatro) e uno smalto brillantinato sul rosso arancione.
Ho speso 2 euro e son stata contenta e mi son sentita solo meglio.
Come dipendenza quindi direi che è abbastanza innocua, ma il giorno che comprerò un portachiavi a forma di crocs rosa con sopra una margherita capirò che è il momento di curarmi.
Che poi: nel Tuttoa99centesimi del mio quartiere hanno pure le mitiche gommose della Haribo (che come si sa è la bontà, che si gusta ad ogni età), per cui unisco due dipendenze in un solo momento.
Ma tanto, posso smettere quando voglio.
Questa volta il numero di paia di scarpe non supera i giorni di pemanenza a casa (diciamo che è praticamente lo stesso numero); il trolley questa volta è quello più piccino, quello grigio.
In compenso sono previsti i seguenti spostamenti:
firenze,bologna,torino, cuneo,torino, firenze.
E poi: perchè tutte le volte che parto per casa mia sento il bisogno di scriverlo?
Mi aspetto forse qualcosa (o qualcuno?)
Stamattina ho ricevuto delle buone notizie per quanto riguarda il lavoro. Sono però rincretinita perchè ieri sera ho fatto tardissimo per finire di preparare la valigia (OK, ho cominciato a prepararla all'1, che prima proprio non potevo, avevo ics cose da fare) .
Da due giorni è arrivato un caldo afoso, quasi da giugno (come se quest'anno maggio avesse deciso di scioperare del tutto).
Boccheggiando mi preparo alla partenza. L'altra volta partivo con un segreto. Questa volta parto con un sorriso rilassato. Cosa è meglio non l'ho ancora deciso.
Non ho ancora deciso se la tranquillità mi giova.
Aggiornamento a fine giornata: domandare è lecito, e rispondere eè cortesia. Mi son scocciata di gente sgarbata e scortese. Ho bene in mente di chi sto parlando e mi comporterò di conseguenza.
Se fossi al tavolo di un'aperitivo nella cittadina natale davanti alle amiche che si divertono ai racconti delle mie gesta, sottolinerei la mia sfrontatezza nel mandare un messaggio dopo mesi, sul batticuore della risposta e sul suo arrivo alle sette della mattina.
Se parlassi con le mie amiche, che hanno seguito tutta la storia tramite mail o dal vivo, sottolinerei l'assurdità del fatto che, anche se lo vedo pochissimo, ogni volta mi emoziono come una sedicenne. Sviscerei i motivi per cui una persona, che razionalmente non è adatta a me, mi porti a non tenere conto di orari, situazioni, stanchezze, magoni.
Se parlassi con le mie amiche-colleghe, con cui cerco di mantenere una parvenza di donna intelligente, ridurrei il fatto a un semplice episodio, che è capitato, ma che non turba la mia apparente serenità.
Invece, da sola davanti a uno schermo, provo una sensazione mai provata prima. Mentre lui era qui lo guardavo e lo sentivo irreale, ero contenta, ma non felice come al solito. Ora ho come un gusto amaro in bocca, ma non sono triste. Non sono nella fase Moon River (di solito dopo i nostri incontri canto Moon River da sola sorridendo tra me e me), ma non sono neanche arrabbiata, nè con lui nè con me stessa. Il mio cervello dice che lui (il cervello) non c'era e che se c'era dormiva e quindi non vuole esprimere un parere. La pancia parla meno del solito, perchè oltre al solito svolazzo di farfalle, ha sentito anche una sensazione di fastidio, piccola, impercettibile, ma comunque presente. La pelle i capelli, le ossa e gli occhi hanno memoria e se ne fregano.
E in tutto questo casino nella mia testa solo Carmen Consoli, che canta:
Per tutte quelle volte, in cui ho creduto, sul serio di annullarti dalla mia testa....
In queste settimane: ho visto Caos calmo, ho visto la neve in teatro, sono stata 7 ore di fila in un locale, ho letto, cucinato e son stata pure bene.
Ma fondamentalmente sono due giorni che ho un grumo di nervoso, che non riesco a sciogliere: ho provato a schiacciarlo con una forchetta di razionalità, ho provato a metterci un po' del latte della pazienza e dell'affetto, ho provato con il burro fuso della rimozione( quanto mi piace la rimozione), ma sempre lì rimane.
E dire che si sta parlando di un aspetto della mia vita che è stato sempre fonte di gioia: una sorta di isola felice quando il lavoro mi faceva diventare isterica e quando la vita sentimentale e personale era attiva e allegra come Milano a ferragosto.
Da domenica invece mi sento molto delusa : mi è stato affidato un compito, pochissime indicazioni per realizzarlo; ci ho messo tutta me stessa, ho ricevuto un sacco di critiche, ho cercato di rimediare... non è servito. Non basta: mi viene detto che tutto il lavoro che ho fatto in questi mesi probabilmente è da buttare. Mi dico da sola: è il teatro, bellezza. Se una scena non funziona nell'economia dello spettacolo è giusto tagliarla, se due scene non funzionano è giusto tagliarle. Peccato che siano le due scene a cui ho lavorato io. E allora mi dico: non ho saputo lavorare bene, oltre al fatto che probabilmente non sono adatta per un certo tipo di lavoro.
Non parlerò con il regista, non farò scene, perchè, almeno, dopo tre anni, ho imparato a non fare i capricci, ma, una volta portato a termine in questo progetto, non credo che inizierò il successivo, o almeno, credo che almeno mi prenderò una piccola pausa.
D'altronde è inutile intestardirsi, una volta finita la scuola non si premia più l'impegno.
La cosa che però mi fa più male è una qual certa incoerenza: non si può nell'ordine:
dirmi che posso fare altro che la caratterista
darmi solo scene da caratterista
dirmi che le scena da caratterista non vanno bene e tagliare tutto.
Va bene che solo i cretini non cambiano mai idea, ma così si esagera. Davvero.
Credo che le cose capitino sempre per un motivo, ma che non sempre ci sia un motivo per fare le cose.
Credo che le farfalle alla fine siano solo degli insetti che in origine sono dei vermi. E che tutto il resto sia solo pseudopoesia da bacioperugina.
Credo che nella vita ci debbano essere dei momenti in cui ci si mette un punto, perchè non si può continuare a vivere nel mondo della fata confetto, fregandosene delle conseguenze.
Credo anche però di avere acquisito una capacità invidiabile di gestire lo scazzo esistenziale, senza bozzolo, senza(troppi) nervi e con un piccolo sorriso per me stessa.
Credo che si debba leggere sulle righe, perchè se si legge tra le righe è perchè quello che c'è scritto sopra non ci piace (come dice amicapsico), ma credo anche che quello che c'è tra le righe a volte possa essere divertente e interessante.
Credo che il bianco e il nero siano dei non colori buoni per tutte le stagioni. Credo che le sfumature del rosso e del viola siano segno di personalità. Credo che il verde metta allegria, come il giallo.
Credo che stasera vorro sbronzarmi.
Credo?
Questo fine settimana (lungo) torno a casa, ma sarà un fin settimana non rilassante ma faticoso e non molto piacevole.
Dovrò affrontare con i miei un discorso duro e difficile, saranno lacrime e crisi e tutta una serie di cose poco piacevoli che mi guasteranno, almeno in parte, il finesettimana.
Parlarne con loro renderà tutta la situazione più vera, ed invece in queste settimane ho applicato un po' un meccanismo di rimozione, mettendo un po' la polvere sotto il tappeto e facendo un po' finta di nulla.
Per la prima volta da tanti mesi non vado a casa on il cuore leggero.
Per la prima volta non vado con la speranza di incontrare il fantasma, ma anzi non dirò nemmeno che ci sono, così non sto a rimuginare.
Per la prima volta la mia preoccupazione del viaggio non è sapere con che capelli tornerò.
Per la priam volta l'andata sarà lunga come il ritorno.